sabato 30 novembre 2013

mvl Cinema: "Il passato", separazioni difficili nella banlieue parigina

Patrizia Vincenzoni
 
Il passato
Regia: Asghar Farhadi
Interpreti: Bérénice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa, Sabrina Ouazani, Pauline Burlet, Elyes Aguis, Babak Karimi, Valeria Cavalli, Jeanne Jestin
Durata: 130 min

Asghar Farhadi costruisce un film che esplora, ancora una volta e con abilità,  i contesti familiari  e le difficoltà  che possono percorrerli, turbarli, come già nel precedente La separazione, miglior film straniero  agli Oscar  2012. Questa nuova  pellicola è ambientata non più in Iran ma in una  banlieue parigina,  dove vive Marie, madre di due figlie avute da un precedente matrimonio: il rapporto con la primogenita  Lucie  è difficile, conflittuale, contrassegnato da una rabbiosità espressa per lo più  da una presenza 'assente' e reattiva della ragazza verso la madre e verso le sue scelte sentimentali che negli anni si sono susseguite.  La donna da poco convive con Samir, emigrato anni prima dal nord Africa, e il figlio piccolo di questi avuto  dalla moglie Céline, parigina, in coma da sette mesi dopo un tentato suicidio attuato nella lavanderia di cui l'uomo è proprietario. La relazione fra i due è precedente al drammatico evento in questione. 

 Le prime sequenze del film mostrano Marie all'aereoporto  in attesa dell'arrivo da Teheran  di Ahmad, venuto in Francia  per ultimare le pratiche relative al  loro divorzio.  Il regista indugia su un loro primo dialogo che avviene attraverso una vetrata: dialogo silenzioso, scambio verbale banale nella sua spontaneità, che avviene come  se fossero dentro un acquario, parole che non superano la distanza interrotta e allo stesso tempo segnata dalla parete di vetro che li separa. Questa afonia, metafora di una difficile comunicazione  relazionale e affettiva, la ritroveremo in parte superata anche in Samir verso Céline, condensata  in un'immagine toccante e bellissima che chiude il film,  dopo che i malintesi e le incomprensioni tenute in piedi anche da una serie di segreti hanno avuto  la possibilità di essere stati espressi.
Il passato è apparentemente  centrato sul presente, sulla nuova vita che, come la casa di Marie, è in ristrutturazione.  Però  Marie e  Ahmad  ancora devono attuare una separazione emotiva più definitiva, aspetto questo che in Samir assume una evidenza ancor piu complessa per ciò che riguarda comunque lo stato del legame con la moglie.  Ci sembra utile dire, a questo punto, che il film risente   di un'organizzazione  piuttosto meticolosa della trama e dei tanti  elementi che la compongono, rendendo  in tal modo la storia un po' lunga, ma  la  capacità del regista di stare accanto alle figure che si muovono nel contesto di questa famiglia allargata permette di mantenere  un'attenzione che non viene meno. 
 Ahmad si profila da subito come una figura maschile che, riuscendo ad abbandonare un atteggiamento abituale di fuga di fronte ai problemi che possono subentrare in una relazione, diventa il cardine attraverso il quale sarà possibile regolare, verso un possibile equilibrio, sentimenti e azioni altrimenti caotici e disadattivi.  Questa funzione viene espressa in modo particolare verso Lucie che, come la sorella più piccola, non è sua figlia: l'attenzione paziente e la vicinanza dell'uomo riescono ad aiutarla a poter dire di sé e di ciò che le ha provocato un disagio problematico nei confronti della madre e della convivenza di questa con Samir. Quest'ultimo riesce, infine, a darsi la possibilità di fermarsi e  riflettere  per poter eventualmente maturare una maggior consapevolezza di quello che può aver determinato il gesto estremo della moglie,  occupandosi  in certo qual modo di   ciò che in lui èrimasto irrisolto, relegato come in uno stato di sospensione, di 'non vita'.

2 commenti:

  1. io sono riuscita anche ad annoiarmi, si può dire? :-)

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  2. annoiarmi a vedere il film, non a leggere il post ;-)

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