sabato 11 maggio 2013

"Bruciate i libri, tornate a vivere". Un'intervista a Pepe Carvalho


"In tutta la mia esistenza non ho mai trovato un libro che mi abbia insegnato a vivere; in realtà dubito che esista. Ci sono libri forse utili, questo sì, ma quasi tutti allontanano dalla vita più spontanea e rendono infelici”.
Pepe Carvalho, le fattezze rilassate di canuto Trintignant ultrasettantenne, conciona da un sobrio divanetto della sua casa di Vallvidrera; insolitamente facondo, applica un tono svagatamente apocalittico e divertito.
"Possedevo quasi cinquemila volumi. Me ne rimangono molti meno di mille. Colesterolo e diabete permettendo farò in tempo a bruciare gli ultimi esemplari sul letto di morte”.
Volgo lo sguardo sulle scaffalature che cingono la sala su tre lati, segnate da tacche e avvallamenti, appesantite da libri deformati da una cattiva posizione e da una eccessiva asfissia imposta dai tomi più pesanti. Le file sopravvissute presentano larghi vuoti come linee di fanti falciate da scariche di fucileria implacabili.
Un focherello vivace riscalda un tardo pomeriggio primaverile, insolitamente fresco.
“Mi è nota la sua filosofia” ribatto. “Una maggiore diffusione della cultura, però, è alla base della consapevolezza e della pacificazione … questo è indubbio, credo … di un maggior avanzamento dei frutti della civiltà …” riprendo, sorprendendomi della generiche futilità che mi vengono fuori. Evidentemente il Viña Esmeralda esige il suo tributo.
“I libri contengono menzogne, verità inutili e incomplete, che non servono né ad amare né a campare con coscienza”. Accavalla le gambe, sinistra sulla destra, il gomito destro poggiato sulla spalliera, la mano pendula che stringe fra i polpastrelli del medio e del pollice l’estremità d’un calice periclitante. “L’uomo ha un milione di anni, ma solo negli ultimi cinquemila ha provato il bisogno di imbrattare carte, papiri e bambù. E si è condannato da solo, come Madame Bovary, povera scema”.
“Ma l’uomo ha sempre provato il bisogno di scrivere. Le pitture rupestri, proprio quelle di Spagna, hanno più di diecimila anni”.
“Non dica sciocchezze. Qui parliamo di libri, di libri stampati - libri che, per il solo fatto di esserlo, irrigidiscono la vita e lo spirito, lo mummificano e lo rendono autoritario. Guardi la Bibbia. Finché si trattava di regole di vita di pastori del Medio Oriente, tutto bene. Ad ogni generazione i popoli trasmettevano a voce le leggende e le storie degli antenati. La comunità stessa era il libro e questa ingrossava sempre più come un fiume tranquillo. Poi divenne un libro effettivo, stampato, letto e diffuso, un cadavere immodificabile, e si trasformò in una macchina di morte. Tutti ci vedevano tutto e lo brandivano come una spada …”.
“Oso dire che la metafora suona oltremodo libresca … Mi chiedo, però, come sia possibile, una volta abolito il libro, trasmettere una cultura complessa, anche scientifica,  in modo che il senso della storia non ricada nel nulla …”
“Se riesce a scorgere un senso storico in questa successione di scene da manicomio, lo ammetto, lei è un fortunato … E poi, ripeto, non sono contrario a libri di qualche utilità, tipo La riduzione delle fratture femorali o La potatura dell’olivo andaluso oltre, ovviamente, ai manuali di cucina più avvertiti … Ma è letteratura di servizio. La trasformino in pdf e la smettano di affaticare gli scaffali”.
“Fatto sta che il potere, da sempre, brucia i libri. Aldous Huxley, Bradbury, Orwell, prefigurano un futuro, questo sì – autoritario e privo di letterati …”
“Insomma lei vuole confutarmi citando cartaccia da macero?”
“Huxley da macero … bene, si gioca pesante. Ricorre proprio in questi giorni l’anniversario del rogo di Bebelplatz a Berlino. Questo però è un fatto, non un libro”.
“Sapevo che saremmo andati a parare da queste parti … il Carvalho fascista è un sempreverde. Me lo diceva anche la mia amica Alma: ‘Sei matto? Ma cosa sei, un fascista? Solo i fascisti bruciano i libri’. Gli Aztechi erano i nazisti del Messico centrale, bruciavano le biblioteche dei popoli che predavano, poi arrivarono Cortéz e Juan de Zumárraga a cancellare il loro passato in pochi anni. Diocleziano riuscì a togliere di mezzo trentasette libri cristiani, e i cristiani si incaricarono più tardi di sopprimere la maggior parte della letteratura e dell’architettura pagane, alla faccia dei Visigoti … Altri esempi? ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb, uno dei fondatori dell’Islam politico, annientò gli archivi sumeri, caldei, babilonesi, reputati superflui al Corano; millequattrocento anni dopo arriveranno le truppe di un ex alcolizzato a disperdere le meravigliose biblioteche di Baghdad … Chi è il carnefice nella storia? E non mi parli di Hitler: nei bunker dove si era rintanato ritrovarono un parco titoli di sedicimila unità … un pericoloso ratto ghiotto di cartacce, come vede … si fosse limitato a dipingere …”
“Carvalho, per me lei sarà sempre un comunista epicureo e romantico, cioè un anarchico indolente. Divaghiamo: lo sa che Platone chiamava sprezzantemente Aristotele ‘il lettore’. Per Platone era inconcepibile accumulare libri, invece che sapienza …”
“Il maestro di Platone” ribatte placido “andò oltre: si limitò a cianciare, mangiare e rimorchiare ragazzetti. Niente, non scrisse neanche una riga. Eppure fondò il pensiero occidentale …”
“Anche Gesù Cristo, se è per questo …”
“Si limitò a spettegolare in aramaico e a fare l’hippie in Palestina, una condotta che approvo largamente. Purtroppo qualche canaglia compilò i Vangeli …”
“Una volta scrisse qualcosa sulla sabbia, ma si affrettò a cancellarla appena i discepoli cercarono di decifrarne il senso …”
“Capì tutto alla radice. Quel tipo aveva della stoffa, mi creda”.
Le fiamme del caminetto languono. Il tramonto barcellonese, quasi inaspettato, induce una penombra complice. Tento un affondo poco convinto.
“Cancellare i libri, però, è cancellare gli uomini. Senza libri, di miliardi di loro si perderebbe il ricordo di pensieri e gesta. Una biblioteca è anche una forma di risarcimento …”
“Balle. L’unica letteratura superstite è quella dei vincitori, la minoranza delle minoranze. I vinti, le uniche persone che potrebbero destare un mio interesse, hanno perso il loro Omero da tempo … Giulio Cesare, davanti all’incendio della biblioteca di Alessandria, disse: ‘Lasciatela bruciare, è una memoria d’infamie’. Aveva ragione da vendere. E, ricordiamolo, lui era un autore …”.
“Di due long seller, se ricordo bene. L’unica soluzione, mi pare, sembra essere quella di Borges. Le voglio leggere un dialogo tratto da un Utopia per un uomo che è stanco. Si svolge fra l’uomo del passato e quello del futuro, vecchio di quattrocento anni:

’E’ un libro stampato. A casa ne avrò più di duemila’
L’altro rise.
‘Nessuno può leggere duemila libri. Nei miei quattro secoli di vita non avrò superato la mezza dozzina. E poi l’importante non è leggere, ma rileggere. La stampa, ora abolita, è stata uno dei maggiori mali dell’uomo perché tendeva a moltiplicare testi superflui fino alla vertigine …’
‘Ci sono ancora musei e biblioteche?’
‘No, vogliamo dimenticare il passato, salvo che per comporre elegie. Non ci sono commemorazioni né centenari né immagini di uomini morti. Ciascuno deve creare da solo le scienze e le arti di cui ha bisogno’.
‘In tal caso, ciascuno deve essere il proprio Bernard Shaw, il proprio Gesù Cristo e il proprio Archimede’
Annuì senza dire una parola’.

Le piace, Carvalho?”
“Borges, un altro topo di biblioteca che si è pentito … come Nietzsche. Oppure come Canetti e Umberto Eco che scrivono romanzi con biblioteche in fiamme … sfiancati, svuotati e accecati da letture inutili, infinite …”
Lancio un’ultima, debole provocazione.
“Un critico italiano sul letto di morte chiamò a raccolta le forze per sussurrare: ‘Muoio, e non ho mai letto La Marfisa bizzarra’. Capito? Aveva di questi rimpianti qui”.
“Quel babbeo avrebbe fatto meglio a importunare la segretaria”.
“Temo che un’altra mezz’ora di conversazione ci renderà fratelli. La voglio discolpare del tutto, Carvalho. Secondo me il più grande sterminatore di libri è il capitalismo. Ha, di fatto, distrutto il passato. In fondo Petrarca, Rousseau, Quevedo non li legge e non li capisce più nessuno. Sono mucchietti di cenere, reliquie senza valore … Il presente è l’unico tempo superstite … Si è sacrificato Cervantes a Zafón e Falcones …”
“E a Manuel Vázquez Montalbán, si badi. Don Chisciotte, un altro poveraccio rovinato dai libri; per salvarlo dovettero bruciargli tutta la biblioteca … Cosa dirle, faremo a meno di Cervantes, poco male. E poi come fai a fidarti di un libro in cui due tizi vagabondano per milleduecento pagine e per milleduecento pagine non piove mai …”
La conversazione è chiusa. Carvalho si alza con insospettabile agilità.
“Ravviviamo le fiamme. Mi passi quelle due brossurette lì … sul tavolino … Eccole qua: un’antologia di poesia erotica castigliana e Il problema dell’alloggio di Engels. Benissimo, stagionate al punto giusto … Guardi come le fiamme si leccano i baffi. Bruciate, maledetti perditempo. Sa cosa abbiamo fatto? Abbiamo liberato l’umanità da altri due insolenti molestatori. Siamo dei benemeriti. Venga, come premio ci aspetta una caldeirada abbondante e sopraffina … Biscuter, arriviamo! Come sosteneva il mio creatore, la crapula è cultura, una delle poche possibili”.

Fernando Báez, Storia universale della distruzione dei libri, Viella, 2007
Lucien Xavier Polestron, Libri al rogo. Storia della distruzione infinita delle biblioteche, Sylvestre Bonnard, 2006
Leo Löwenthal, I roghi dei libri: l'eredità di Calibano, Il Melangolo, 1991
Manuel Vázquez Montalbán, Assassinio al Comitato Centrale, Sellerio, 1984
Manuel Vázquez Montalbán, Le ricette di Pepe Carvalho, Feltrinelli, 1994
George Bernard Shaw, Cesare e Cleopatra, Mondadori, 1956
Jorge Luis Borges, Utopia per un uomo che è stanco, in Il libro di sabbia, Adelphi, 2004

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