martedì 1 ottobre 2013

Come scrivere senza sforzi il vostro romanzo personale (versione beta italiana)


Ogni lettore ha un proprio sogno nel cassetto, più o meno rivelato al cuore: scrivere un libro.
La pigrizia, il terrore della pagina bianca, la sensazione di non aver nulla da dire hanno spesso bloccato la volontà di questi autori in erba.
Niente paura. Le cose sono cambiate.
Cosa si cela dietro un romanzo oggi? Un buon titolo (generico e stupidamente evocativo), packaging accattivante, raccomandazioni, pubblicità sfacciata, relazioni di parentela, pubblicità subliminale, conoscenze nel mondo dell’editoria, pubblicità sull’onda d’una moda passeggera, la tessera della Massoneria, numerazione dell'Opus Dei, Fabio Fazio. La letteratura è fuori questione; e l’originalità pure, schifate entrambe da subito (giustamente, occorre aggiungere).
Non so come siate messi con la Massoneria e Fazio e quant’altro; posso regalarvi una dritta, però. Il titolo è decisivo. Non solo perché attira, nelle pile della libreria, il gonzo medio, ma perché un buon titolo stimola da subito l’idea per un canovaccio e una trama mediocri che, una volta oggettivati, attireranno, senza fallo alcuno, il gonzo medio. 

Ideare un buon titolo è facilissimo.
Ecco un metodo infallibile.

Basta approntare, come ho fatto per voi, una serie di categorie, a maglie piuttosto larghe:

1 agente atmosferico (pioggia, neve, vento, nebbia, tempesta)
2 alba/mattino/tramonto/notte/sera
3 amore e manifestazioni conseguenti (bacio/abbraccio/copula)
4 debole/forte
5 numero (ordinale e cardinale. Uno/primo; due/secondo)
6 anima/corpo
7 animali domestici ed esotici
8 aperto/chiuso
9 verbi di movimento (andare/restare/venire e relativi sentiero/cammino/strada)
10 bellezza
11 perdere/trovare
12 male/bene/maledizione/redenzione
13 caldo/freddo
14 cielo/universo
15 volo/ali
16 chiaro/scuro/pallido/luce/tenebra/
17 città/paese/nazione
18 colore (bianco/nero e primari, azzurro/rosso/giallo e relative nuances
19 colpa/innocenza/peccato/virtù
20 grande/piccolo/immenso
21 casa (e costruzioni sacre e profane: cattedrale, tempio, palazzo …)
22 anatomia (bocca/mano/braccia)
23 danza/ballo
24 parentela (solo rami immediati: padre/madre/fratello/sorella)
25 dio (e divinità specifiche)
26 fantastico/reale
27 fiore (preferibilmente da balcone)
28 frutta (domestica ed esotica)
29 cuore
30 gioco
31 gioventù/vecchiaia
32 angelo (o essere immateriale equipollente)
33 guerra/pace
34 lungo/corto
35 verbi generici (avere/essere/fare/dare)
36 leggero/pesante
37 materiali basici (legno/ferro/pietra/cemento)
38 lento/veloce
39 libertà/prigionia
40 libro
41 magia/mistero
42 credere/obbedire/combattere
43 misure (metro, litro, grammo)
44 morte/vita
45 musica/silenzio/rumore
46 niente/tutto
47 nomi propri (domestici ed esotici)
48 storia/racconto
49 occhio/sguardo
50 indicazione geografica (paese/nazione/isola)
51 sangue
52 passione
53 perfetto/imperfetto
54 tradimento/vendetta
55 profondo
56 saggezza/follia
57 tempo/stagione/anno
58 santo/dannato
59 sentimento generico: allegria/tristezza/rabbia/odio/felicità e relative manifestazioni, lacrima/risata et cetera
60 sogno/sonno/veglia
61 solo/insieme
62 stella/luna/sole (e altri bolidi celesti a scelta)
63 vittoria/sconfitta
64 verità/bugia
65 terra/mondo
66 uomo/donna

Occorre quindi scrivere le 66 categorie su altrettanti bigliettini di carta.
Miscelarli, senza barare, in un sacchetto.
E sorteggiarne quattro.
La combinazione risultante costituirà la base su cui costruire il titolo.
66 categorie sorteggiate a quattro a quattro, per la nota formula C 66,4 = 66!/62!x4! =  equivalgono a 720720 combinazioni (senza ripetizioni).
Io stesso ho eseguito l’esperimento. Dodici estrazioni e dodici combinazioni/titolo.
Da ogni titolo il soggetto è sbocciato spontaneamente. La trama seguirà. D’altra parte a chi interessa la trama? Qualcuno ha mai controllato la trama per vedere se funziona? Persino in un giallo. L’avete mai riletto per vedere se tutti gli indizi collimavano? Posso rispondere io: mai. Avete bevuto tutto sino all'ultima stilla: colpi di scena, inverosimiglianze, personaggi che si materializzano dal nulla, buchi di svolgimento, caratteri indistinguibili l'uno dall'altro. Non solo; posso serenamente affermare che di ogni romanzo attuale valgono le prime trenta pagine. Poi si va di conserva, come nel bob a quattro. Vale la spinta iniziale (trenta pagine, non di più), poi ci si accoda suggendo il nettare del nulla mentre si scivola beati e distratti sullo slittino della superficialità. Siete in una botte di ferro, insomma.
Ed ecco alcuni esempi:


C1 (17 = città/paese/nazione + 46 = niente/tutto + 51 = sangue + 64 = verità/bugia). Tralasciando il 17 si avrà Niente è vero più del sangue.

Titolo falettiano. Possibile inserimento di psicologismi d'accatto, ma di sicura presa: l'assassino fuori di noi/dentro di noi oppure identificazione investigatore/killer oppure labile confine bene/male. Consigliata l'ambientazione metropolitana. Bene l’inserimento di familiari in pericolo. Nella squadra di detective debbono esserci uno svitato di genio e un caso umano. Frase chiave: “L'assassino scivolò leggero, silenzioso. A volto scoperto. Senza segreti. Lo sentì respirare sommesso. E ora? Chi era davvero? Chi l’immagine reale e chi lo specchio?

C2 (7 = animale domestico + 21 = casa + 47 nome proprio + 59 = sentimento generico). Stavolta lasciamo da parte il 21 e avremo I canarini felici del signor Kassovitz.

Titolo autoriale. Piperniano. Baricchiano in trasferta. Da giocare, in luogo di signore, anche Herr o Monsieur (in tal caso spostare l'ambientazione). Incursione nella Mitteleuropa e dintorni (tanto chi controlla?). Un vecchio, solitario e scontroso. Bagliori di passata nobiltà. Amore per gli animali. Sorpresa: cosa cela il passato? Bene Vienna, Praga, Budapest. Se Praga, inserire tocchi calassiani (obbligatori citazione Golem e quartiere ebraico). Suspense: protagonista carnefice o vittima? Vittima, ovviamente. Bene la moglie morta. Ulteriore tocco patetico: trova il canarino preferito zampe all’aria. Metafora. Poeticismo. Evitare barocchismi, ma includere forti dosi di baricchismi. Frase chiave: “Sentì con dolorosa immediatezza che il passato si distaccava finalmente da lui e fluttuava lontano, nel vento, sempre più lontano, rendendosi a poco a poco irriconoscibile”. Bene la postfazione di Paolo Mieli; necessaria la recensione di Pierluigi Battista.

C3 (25; 38; 57; 63) La sconfitta del dio lento.

Scalfariano. Ateismo salottiero. Metafisica da ora del té con pasticcino proustiano. Sentore di relativismo etico, ma ben temperato. Ricordi, tanti ricordi. Cardinal Martini. Ricordi. Etica, male, bene, saga familiare, Agnelli, morte livellatrice, Kant, Umberto Eco, Spinoza, Umberto Galimberti, Massimo Cacciari, Eugenio Scalfari, Papa Francesco. Frase memorabile: “L’uomo cerca di fermare, in ogni istante della propria meschina esistenza, il proprio io, la propria vicenda umana di gioie, dolori, luoghi, amori …

C4 (5; 40; 43; 46) Trenta metri e nulla più.

Culicchiano. I giovani, i genitori, la città. Il monolocale piccolo e squallido. Lavori precari, amori metropolitani, solitudini. Legge Fornero. Blanda polemica sociale. Datori di lavori bastardi schiavizzano laureandi in filosofia morale. McDonald's. Se ambientato a Torino globalizzazione e quieta disperazione rassegnata; se a Roma globbalizzazzione e squatter-li-mortacci-vostra. Frase chiave: “Quando vide lei, il volto tirato, reso azzurrino dalla schermata di Facebook, ebbe una sensazione di spossatezza infinita, come se il mondo pesasse intero sulle sue spalle”.

C5 (35; 46; 58; 65) Dammi tutto di te.

Moccioso, mocciano, moccesco. Madre nevrotica, padre assente. Valentina, liceale sedicenne di Torpignattara, studentessa presso l'Istituto Claudia Schiffer, è innamorata cotta di Nicholas, giovane rampollo bastardo e un po' fascio dei Parioli, che la seduce e abbandona. Soccorsa dalle amiche Sharon e Giusy, Valentina si confida: vuole abbandonare la scuola e partire per il mondo. Ma Giulio, brufoloso dal cuor d'oro, da lei sempre ignorato, arriverà a riportare la speranza. Morale: la felicità è nelle piccole cose. Possibile trasposizione cinematografica con Margherita Buy, Ennio Fantastichini, e la ragazza dei Cesaroni. Comparsata per Carlo Verdone come papà arruffone di Giulio. Frase chiave: “Credevo di amarlo, ma non lo conoscevo veramente. E te, invece, ti conosco da sempre, ma non sapevo di amarti”.

C6 (24; 30; 32; 59) Mater dolorosa.

Genniano. Complotto. Organizzazioni sovranazionali. Servizi segreti. Massoneria. Un nucleo deviato dell'ex Sifar ancora operativo ricatta il governo. Archivi interrati, CIA, strategia della tensione, Ulrike Meinhof. Aldo Moro, Andreotti, Alfredino Rampi, archeologia industriale, Interpol, Brigate Rosse, fascismo. Frase chiave: “Gli occhi pesi, la carne sfatta dalla fatica che, vorace, masticava il suo corpo – gambe, ossa, muscoli – Luigi Accardi cadde in un sonno-sogno slabbrato in cui draghi immateriali frusciavano attorno al suo essere dilaniando i residui della propria coscienza …”.

C7 (16; 38; 59; 62) Lacrime da una pallida luna.

Tamaresco. Tensioni familiari. Madre nevrotica, padre assente. Ragazza bruttina cerca scampo in lui. Non finto bastardo, ma bastardo vero. Delusione. Suicidio serotino al chiar di luna? Macché, l'incontro con Giulio, cuor d'oro che lavora in un teatro di burattini, riporta la speranza. Morale: la felicità è nelle piccole cose. Possibile trasposizione cinematografica con Margherita Buy, Filippo Timi e Alba Rohrwacher o altra attrice equipollente (quella che a Roma si appella ‘simpatica’). Frase chiave: “Tu puoi rifiutarmi e non amarmi più, ma non riuscirai mai a liberarti del mio ricordo …”.

C8 (19; 20; 22; 39) L'innocente dalle mani grandi.

Bevilacquiano, chiariano, soldatiano. Una donna e la provincia chiusa e retriva. Piccola borghesia. Crudeltà sociale. Dicerie. Solitudine. Profumo di Simenon, ma senza esagerare. Aborto e mammane. Scena chiave: il parroco confessa la madre di Giuseppina.

C9 (19; 20; 47; 52) La piccola virtù di Antonio Li Calzi.

Dramma sulla mafia. Tripla possibilità. Camilleriano: il pavido ispettore Li Calzi indaga su una ragazza morta ("una billizza biunna!"). C'entra la mafia spietata. Li Calzi abbandona le paure e, assieme al questore, rude, ma bonario, e a un manipolo di collaboratori che si riveleranno amici fidati, inchioda i colpevoli. Il capomafia si salva, gliela giura, ma Li Calzi ora è un altro uomo. Speranzoso. Sciasciano: Li Calzi, integerrimo funzionario del Regno, indaga sulla morte di una giovane, ma batte contro un muro sociale: clero, politica, forze dell'ordine. Borghesia siculo-scellerata-ma-innocente-perché-la-mafia-è-antropologicamente-dentro. Un insospettabile (un collega) lo invita in un luogo appartato per alcune rivelazioni. La faccenda puzza, ma lui ci va lo stesso. E crepa. Realistico/depressivo/autoriale. Emmadantiano: mafia sordida. Miseria, tanta miseria morale. I mafiosi ammazzano moglie e figlia di Li Calzi. Poi si masturbano. Miseria. Laidezza. Dolore. Poi ammazzano pure lui, Antonio Li Calzi. Miseria. Tanta miseria morale e tanta denuncia. Tanta trasgressione.

C10 (1; 3; 27; 30) L'amore è un fiore in tempesta.

Romantic comedy. Lea, quasi quarantenne, di bell'aspetto, editor manager o fashion designer, vive col gatto e una mamma petulante. Amori passeggeri, delusioni. Gran cuore, tanto simpatica. Giulio, capitano d'industria, bastardo, ma in fondo cuor d'oro pure lui: perché? Brutta cosa in passato l'ha reso cinico e scontroso. Scintille fra i due. Prendimi e lasciami per duecento pagine poi Amor omnia vincit. Frase chiave: “Vorrei donare il tuo sorriso alla luna per rendere chiari i nostri passi nella notte”.

C11 (9; 12; 16; 47) Il sentiero oscuro di Emiliana Vicente.

Doppia possibilità. Carlottiano: ambientazione sudamericana. Lavoro minorile, despoti olivastri, baffuti, puzzanti e stupratori con tirapugni. Bianchi bastardi con panama bianco. Terzomondismo. Femminismo di denuncia. Crudezze. Emiliana muore, ma la figlia, barricadera, forse la vendicherà. Mazzantiniano: ambientazione nostrana. Tratta delle lavoratrici sudamericane. Colf, badanti, sfruttamento. Lavoro in nero. Datori di lavoro bastardi. Emiliana si innamora di Castellitto, datore di lavoro cuor d’oro. Trasposizione cinematografica obbligata con Penelope Cruz.

C12 (1; 21; 48; 64) La pioggia racconta bugie.

Pansiano. Tripla saga familiare durante il fascismo: Nord, Centro, Sud. Pacificazione. Riequilibrio. Siamo tutti italiani. Revisionismo Resistenza. Comunisti cattivelli e invidiosi. Tante polemiche, ma si sparli purché si parli etc etc La saga sudista gattopardesca per trasposizione Mediaset con Gabriel Garko e Manuela Arcuri. Comparsata per Sofia Loren. La saga centralista all’amatriciana con Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Maurizio Pannofino (il fascio rude, ma bonario) e Marco Giallini (il comunista vendicativo). La saga nordista bauscia con Virna Lisi, Alessandro Preziosi e Ambra Angiolini. Scena chiave: “I partigiani della 5^ Brigata Garibaldi irruppero in casa aprendo il fuoco indiscriminatamente. Don Giulio fu tra i primi a cadere …

Naturalmente tale metodo è la versione free, ancora rozza, ma che può dare i primi, discreti risultati.
Cosa ci riserverà il futuro?
Basta pensarci un poco. Un software ad hoc, ad esempio. Potremmo chiamarlo TOPOS.
TOPOS avrebbe la facoltà di combinare centinaia e centinaia di categorie, scegliere i titoli più promettenti che fornirebbero il canovaccio base; tale canovaccio sarebbe elaborato e arricchito da un potentissimo generatore automatico di prosa liquida con la possibilità di attingere a un database di milioni di luoghi comuni, frasi fatte, emozioni standardizzate e migliaia di trame prestabilite; avreste quindi a disposizione, in tempo reale, decine e decine di pagine pronte per la vostra personalizzazione: il tocco finale dell’autore. Senza sforzi.
Un’operazione su vasta scala. IPAD TOPOS.
Il mondo dell’arte verrebbe in tal modo liberato dalle ansie e dagli affanni della creazione e dell’ispirazione; ogni studioso sollevato dalle fatiche umilianti dell’interpretazione e della filologia. Resterebbero i giornalisti, i viveur dei premi letterari farlocchi, ma questo lo abbiamo già.
Ognuno di voi diventerebbe il proprio Piperno, la propria Kinsella, il proprio De Carlo. Magari guadagnandoci qualche soldo extra.
E si avvererebbe l’autentico, assoluto sogno democratico: quello della stasi estetica, dell’uguaglianza, della prosa fecale sempre uguale a se stessa e che procede senza sussulti, variazioni e contraddizioni.
Dopo millenni di snobismi professorali, bibliofili importuni e letteratura alta finalmente una riposante mediocrità. Da gustarsi in poltrona. Sperando nello Strega.

3 commenti:

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  2. avevo sbagliato a digitare.
    ecco qui: questo post mi ha fatto scompisciare e scusate il termine...
    In verità il Topos c'è già e ampiamente applicato. Trattasi di format, che alcuni - giurano in separata sede - compongono con il metodo della "scrittura automatica". ;-)

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    1. C'è anche l'IPAD Tepes, che spiegherò in altra sede.

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