venerdì 2 dicembre 2016

I biglietti per la fiera Più libri Più Liberi con la tessera 2017 a Monteverdelegge

Quest’anno Babbo Natale ha deciso di passare un po’ prima e di fermarsi da Plautilla per lasciare un piccolo dono  a tutti coloro che si iscriveranno ​ o rinnoveranno l'iscrizione​ a Monteverdelegge ​ per il 2017​  entro il 10 dicembre.
Chiunque lo farà, infatti,  ​riceverà  tre biglietti omaggio per la fiera ​ della piccola e media editoria​ Più Libri Più Liberi che si tiene dal 7 all'11 dicembre al Palazzo dei congressi dell'Eur, e in altre sedi, fra cui Plautilla, dove sabato 10 dicembre alle ore 11 si terrà un incontro intitolato Libri Fuori Centro con Serena  Anselmini e Alessandra Criconia nel quadro di PLPL.
​Le iscrizioni si possono fare lunedì 5 dicembre dalle 16 alle 19 o sabato 10 dicembre dalle 11 alle 13.

I lunedì di Plautilla


Grande partecipazione di pubblico al secondo lunedì di Plautilla che ha avuto protagonista la casa editrice CHIPIÙNEART e due autrici del suo catalogo: Livia Rocco, che ha firmato una raccolta di versi uscita  nella collana I libri pervinca, e la poetessa Maria Grazia Calandrone, già molto nota agli amici di Monteverdelegge, qui in veste di drammaturga. 
Giornalista monteverdina che ha al suo attivo varie raccolte poetiche,  Es-senza, Altrove e Europa, Livia Rocco ha letto diversi testi tratti dal suo ultimo libro e alcuni inediti.
La fondatrice di CHIPIÙNEART, Adele

Costanzo, ha però un’attenzione particolare  anche per la scrittura teatrale e nella collana Le nebulose ha pubblicato Per voce sola di Maria Grazia Calandrone.
Oltre a una carriera letteraria importante (oltre che poetessa e autrice di testi teatrali, è anche narratrice, artista visiva e conduttrice radiofonica) e a un fortissimo impegno sociale, Maria Grazia offre sempre, quando dà voce a ciò che scrive, “un’esperienza così strana e felice da essere difficile da riferire”, come scrive di lei Sonia Bergamasco. E questa intensa esperienza l’abbiamo provata ascoltandola lunedì da Plautilla.

Prossimo evento il 19 dicembre 2016, alle ore 17, con una PROIEZIONE DI CORTI SU PASOLINI E FELLINI DI MAURIZIO PONZI
Vi aspettiamo!
(ingresso libero)












martedì 29 novembre 2016

Parole di verità, di Ostad Elahi

Mercoledì 30 novembre alle 18:00 , alla Casa delle Letterature in Piazza dell'Orologio, 3, si terrà la presentazione del libro di Ostad Elahi, Parole di Verità, Mondadori editore.





mercoledì 23 novembre 2016

Convegno Diritto alla Città

Diritto alla Città: Territori Spazi Flussi è il titolo di un convegno promosso dalla Fondazione per la Critica Sociale con il patrocinio della rivista “Il Ponte” che si terrà domani e dopodomani a Roma, 24 e 25 novembre 2016 presso la Facoltà di Architettura Sapienza Aula Magna di Fontanella Borghese.  Questo  link al testo della relazione del sociologo urbano francese Jacques Donzelot pubblicato in rete oggi da  Alfabeta2.


domenica 20 novembre 2016

Addentrarsi nella foresta Levertov con il laboratorio di traduzione

Addentrarsi nella foresta Levertov: il laboratorio di traduzione 2016/2017 parte dalla prolifica poetessa inglese naturalizzata americana

Denise Levertov in uno scatto di Chris Felver
Fiorenza Mormile

Rifacendomi a Life in the Forest, titolo di una delle quasi cinquanta raccolte pubblicate da Denise Levertov (1923-1997, poeta, saggista, docente, traduttrice) descrivo la nostra scelta di percorrere all’inizio del quinto anno di attività almeno un sentiero della sua sterminata produzione. Ci ha attratto per prima la sua riflessione sulla scrittura e sulle responsabilità che comporta.
Per dare una panoramica della sua opera sintetizziamo qui le 13 fitte pagine che Poetry Foundation  dedica alla bio-bibliografia. Denise Levertov è stata un’apprezzata e prolifica poetessa americana.
In America arrivò però solo nel 1948, a venticinque anni compiuti, per seguire il marito, lo scrittore Mitchell Goodman. Nata ad Ilford, un sobborgo di Londra, non ricevette una formazione letteraria tradizionale, ma si nutrì delle suggestioni culturali e linguistiche dei genitori immigrati, crescendo in una casa piena di libri di seconda mano comprati dal padre (un ebreo russo convertitosi al Cristianesimo e divenuto pastore anglicano), tra il risuonare dei versi di Tennyson letti ad alta voce dalla madre gallese. Proprio questa mancanza di “accademia” secondo la critica rese il suo stile limpido, chiaro e accessibile a un vasto pubblico.

Levertov ha una precoce consapevolezza del proprio talento: appena dodicenne invia ad Eliot le sue poesie e ne riceve in risposta due pagine dattiloscritte di elogi incoraggianti . A diciassette anni pubblica una poesia nella prestigiosa “Poetry Quaterly”. Durante la guerra il lavoro di infermiera laica in ospedale non interrompe la sua scrittura: nel 1946 esce il  primo libro, The Double Image.
Dopo il trasferimento negli Usa del 1948 continua la pubblicazione di raccolte di poesia e saggi.  Si fa strada attraverso le influenze neo-romantiche una voce personale caratterizzata da maggiore precisione formale e da una forte consapevolezza sociale. Sotto l’influenza di W. C. Williams Levertov si dedica all’esplorazione del quotidiano di cui sa cogliere i lati spiazzanti che spesso vorremmo ignorare. Malgrado le assidue frequentazioni dei Black Mountain Poets Levertov aderisce solo in parte ai loro manifesti costruendo sempre più saldamente la propria cifra individuale, ormai comunque “americana”. Lo scoppio della guerra del Vietnam la vede co-fondatrice di un gruppo di protesta di scrittori, mentre nei suoi scritti prende vigore la trattazione di temi di interesse politico-sociale (il disarmo, la preoccupazione ambientale). Finirà episodicamente anche in prigione per azioni di disobbedienza civile. Questo impegno è particolarmente avvertibile nella raccolta To Stay Alive (1971), dove Levertov inserisce brani quasi prosastici da lettere e documenti in voluta frizione con passaggi decisamente lirici, quasi a rispecchiare le lacerazioni inferte sulla scrittura dagli avvenimenti contemporanei. Il libro suscita nella critica reazioni contrastanti: alcuni, come H. Carruth, ne considerano con entusiasmo il valore poetico e documentario, altri, come M. Perloff, ne censurano con fastidio il tono “predicatorio”. Secondo il critico J. F. Mersmann la guerra in Vietnam  segna  in Levertov un vero spartiacque poetico, inserendo un elemento disgregante anche nella perfezione della forma, che esige  compensazione attraverso uno sforzo morale e spirituale. 

Sorvolando per brevità su molte altre importanti pubblicazioni di natura saggistica citiamo qui l’affermarsi sempre più marcato di una sensibilità religiosa, indubbio portato dell’educazione ricevuta dal padre pastore, ma pure quasi panteisticamente connotata. Levertov avverte se stessa come parte naturale del mondo, e in tutto il complesso della natura coglie la presenza di Dio. 
In Evening Train (1992) esplora con sensibilità e grazia l’invecchiamento, pur non tralasciando  problematiche emergenti come l’AIDS, l’inquinamento, la guerra del Golfo.
Nel postumo This Great Unknowing: Last Poems (1999) – due anni prima Levertov era morta settantaquattrenne per un linfoma – l’approssimarsi della fine viene illustrato con coraggio e dignità, alternando all’inesausta ricerca religiosa  piccoli squarci sul quotidiano.
Riassumiamo in chiusura le considerazioni di Daniel Berrigan (poeta, prete gesuita e pacifista militante, recentemente scomparso) che sembrano attagliarsi particolarmente alle incertezze angosciose del presente: possiamo scegliere di non fare nulla, rischiando l’andar fuori di testa  in modo più o meno eclatante,  rifugiarci nella  frivolezza per evadere dalla paura che ci attanaglia, oppure, sull’esempio di Levertov, farci trascinare verso la salvezza dalla coscienza e dal senso della collettività, riconoscendo la comunanza tra le razze e le culture e la responsabilità di tutti verso il pianeta che condividiamo.


domenica 6 novembre 2016

Ancora due poesie di Sujata Bhatt sui papaveri.

Redness e Schlafmohn, Blaumohn: Allerleilustblume in cui si ricorda la tormentata relazione tra Celan e Bachmann.

Fiorenza Mormile


Avendo appena cominciato il nuovo ciclo del laboratorio di traduzione, dedicato per cominciare a Denise Levertov, concludiamo qui il nostro tributo a Sujata Bhatt con due nuove poesie sui papaveri, tema ricorrente in vari testi della sua raccolta Papaveri in traduzione.
Redness dai papaveri  riprende la suggestione cromatica e riportando un lungo inserto di nomi di varianti di fiori in tedesco ripropone il tema dell’abitare tra più lingue proprio della poetessa anglo indiana trapiantata in Germania. La più complessa Schlafmohn, Blaumohn: Allerleilustblume nel titolo associa il papavero da oppio e i relativi semi alla capacità dei fiori di dare ogni tipo di piacere. Questa poesia nasce, come spesso in Bhatt, da suggestioni nate dalla lettura. Le citazioni in tedesco ci riportano a testi di Celan dalla raccolta Papavero e memoria, l’exergo da una lettera a Celan di Bachmann.  Bhatt è a un tempo partecipe del dramma umano dei due sfortunati amanti ma anche, al solito, attenta a implicazioni e riflessi della loro opera sul piano linguistico e letterario. Paul Celan, infatti, poeta rumeno ebreo scampato alla deportazione ma provato da durissime esperienze in campi di lavoro e da lutti familiari, si era impegnato a rifondare attraverso la scrittura l’amatissima lingua tedesca che aveva appreso dalla madre e che sentiva contaminata dall’uso che ne avevano fatto i nazisti.

Il titolo della sua raccolta nasce da un verso di Corona citato da Bhatt: “noi ci amiamo come papavero e memoria”, ed esprime la tensione tra la tentazione dell’oblio e la necessità di ricordare, l’aspirazione a un equilibrio problematico se non addirittura impossibile nella tormentata relazione con la scrittrice conosciuta a Vienna nel 1947. Relazione caratterizzata da ciclici ritorni di fiamma, perdurata nella lontananza a dispetto di altri rispettivi legami, e per questo connotata sempre dalla segretezza. Pertinente quindi l’allusione ai Misteri, che richiama anche la cifra iniziatica e in qualche modo elitaria dei due. Bhatt insistendo sulle “dark /obscure words” e su “the darkness” sembra rifarsi a Corona, dove  compare “noi ci diciamo parole oscure” e a Todesfuge, dove ricorre ossessivamente l’aggettivo “Schwarze” (nero). Sulla stessa linea di senso si collocano le “haunted words” che perseguitano i due amanti, quasi soggetti ad una maledizione. Oscurità voluta, cupi scenari esistenziali, la depressione di Celan amareggiato anche da infondate accuse di plagio circondano infatti come una nube nera i due amanti, prefigurandone la fine tragica.  Alla fine Celan si suiciderà gettandosi nella Senna nel 1970 e  Bachmann, annichilita, gli sopravviverà solo tre anni, morendo a Roma nell’incendio del proprio letto provocato da una sigaretta.

Il papavero lega i tre tempi della poesia di Bhatt. Nel primo, preceduto dall’exergo dall’epistolario della Bachmann “ho sentito di nuovo i papaveri, così profondamente…” si parla degli effetti sul sogno della morfina che da loro si estrae, e della dipendenza che nell’uomo cui si riferisce il dottore appare conseguenza di un farmaco assunto da bambino. Abusi curativi vari sono attestati nella storia recente: da metà ottocento fino agli anni Trenta in cui vennero proibiti, sciroppi a base d’oppio vennero tranquillamente somministrati negli Usa e in Gran Bretagna per banali problemi di dentizione da madri ignare, mentre gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dall’uso disinvolto del Ritalin (a base di anfetamine) per combattere la cosiddetta “iperattività” infantile. In Puglia e in Lucania invece, fino agli anni Settanta con una varietà locale di papavero si preparava un decotto, “la papagna”, che intinto in un rudimentale ciuccetto di lino con al centro un po’ di zucchero, veniva usato per far addormentare i bambini. In dosi più massicce (raccontano in un museo di Matera) il potente papavero locale era usato per farli dormire anche per due giorni di seguito quando i genitori si dovevano allontanare per la mietitura e non c’era chi li potesse accudire. Questa pratica il più delle volte veniva incredibilmente  tollerata dai piccoli, ma in altri aveva esito mortale. La Bachmann, che aveva studiato a lungo la Puglia e le sue usanze, in una poesia del 1955 (Nelle Puglie) parla del papavero e del suo uso curativo lenitivo del dolore in un ideale contrappunto col suo interlocutore privilegiato, che pure nella poesia non nomina. E in questa stessa poesia compare un frequente contrasto tra buio (quello delle abitazioni nei sassi) e luce (evocata dall’olio di oliva e per estensione di papavero bruciati per illuminare e risanare). Anche Bhatt si interroga sulle possibilità curative dei papaveri, dopo aver introdotto, con l’immagine del sangue che impregna i campi, alla valenza simbolica che i papaveri rossi rivestono in Inghilterra evocando i caduti della prima guerra mondiale. (Da noi De André li ha immortalati ne “La guerra di Piero”).  La terza parte, che parla più diffusamente del rapporto Celan-Bachmann è introdotta dal breve snodo di transizione in cui Bhatt oppone idealmente alle pillole psicotrope la sensazione di sabbia in bocca degli innocenti semini di papavero che insieme al burro e alla farina  componevano i dolci della sua infanzia.

In conclusione questa poesia così articolata, e a tratti reticente nella sua complessità, insiste su temi che già abbiamo incontrato in Bhatt: il sogno, una relazione d’amore tormentata, la ricerca di un antidoto contro il dolore,  la doppia faccia  della memoria (dolce e ossessiva) e l’importanza delle parole nelle loro varie stratificazioni linguistiche. Ambivalenza e contraddittorietà traspaiono a più livelli: quella tra la segretezza degli amanti circa la loro relazione e la necessità di metterla in luce facendola confluire nelle rispettive scritture, quella degli effetti dell’oppio, preso per dormire, per dimenticare in contrasto con l’effetto paradossale di rendere più vividi i sogni, che spesso, per l’insonne Bhatt, veicolano i ricordi infondendo loro nuova vita.
Noi, invece, vogliamo ricordarvi che il laboratorio di traduzione continua e vi aspetta…


Sujata Bhatt
Rosso
per Pearse Hutchinson
Le parole della notte si trasformano nelle parole del mattino.
Ecco le parole che ho raccolto —
parole con cui sto fino a tarda notte,
parole con cui mi sveglio — questi giorni
presto, molto presto al mattino —
Guarda come scivolano dentro un canto tutto loro,
rifiutando di adattarsi alla tua solita aubade  —
*
Ackermohn, Blatzblume, Blutblume, Boschtkraut,
Donnerblume, Feldmohn, Feuerblume, Feuermohn,
Flattermohn, Gartenmohn, Grindmagen,
Klappermohn, Klapprose, Klatschmohn, Klatschrose,
Große Klatschrose, Kornrose,
Kornschnalle, Mohn,
Mohnblume, Paterblume,
Roter Mohn, Roter Mohn, Schnalle,
Wilder Mohn, Wolder Mohn, Wilder Mohn,
Klatschmohn, Klatschmohn, Feuerblume ―
*
A volte preferisco vivere tra le lingue,
dentro silenzi che posso sentire solo io—
Questi giorni non riesco a stare in casa.
Presto quei campi al di là dell'acqua
                 s'incendieranno di api —
api sedotte da un rosso
  che neppure Husserl avrebbe saputo sondare.
Un rosso che solo le api capiscono.


Redness
for Pearse Hutchinson
Night words turn into morning words.
Here are the words I've gathered —
words I sit with late into the night,
words I wake up to — these days
early, so early in the morning —
See how they slide into their own song,
refusing to fit inside your usual aubade —
*
Ackermohn, Blatzblume, Blutblume, Boschtkraut,
Donnerblume, Feldmohn, Feuerblume, Feuermohn,
Flattermohn, Gartenmohn, Grindmagen,
Klappermohn, Klapprose, Klatschmohn, Klatschrose,
Große Klatschrose, Kornrose,
Kornschnalle, Mohn,
Mohnblume, Paterblume,
Roter Mohn, Roter Mohn, Schnalle,
Wilder Mohn, Wolder Mohn, Wilder Mohn,
Klatschmohn, Klatschmohn, Feuerblume ―
*
Sometimes I think I prefer to live between languages,
within silences only I can hear —
These days, I cannot stay indoors.
Soon, those fields across the water
          will burn with bees —
bees lured by redness
     even Husserl couldn't have fathomed.
A redness only bees understand.

Il testo è riprodotto per gentile concessione dell’Autrice


Sujata Bhatt

Den Mohn hab ich wieder gespürt, tief, ganz tief ...
              — Ingeborg Bachmann in una lettera a Paul Celan
La morfina ti darà i sogni più intensi,
                      dice il dottore —
La morfina giocherà con i tuoi ricordi,
ti metterà la vita sottosopra,
ti renderà il passato più doloroso che mai —
Non prendere quella strada, dice il dottore.
Ma è troppo tardi ora.
C'era una pillola per bambini
con un po' di oppio —
solo un po', che gli veniva data
per il sonno, per la digestione —
          tanti anni fa.
Dice il dottore che ora è troppo tardi.
La morfina è quello che gli serve,
eppure, non può più aiutarlo.
Era un uomo in una canzone,
           un uomo da un posto qualunque —
È un uomo che conosco —
Forse i tuoi ricordi hanno fame di morfina.
La tua mente, le tue cellule cerebrali
sentono la mancanza delle ombre purpuree dell'oppio.
Forse alla morfina servono le tue cellule cerebrali
               per compiere il suo destino.
Quei segreti amori delle molecole —
chi sa cosa succede?
Guarda i campi devastati — intrisi di sangue —
Pensi davvero che curino,  questi papaveri rossi ?
Questi semplici papaveri rossi di campo?
Curano cosa — questa terra, il tuo cuore?
E ancora, i papaveri rossi ti ricordano
gli altri, i bianchi e viola —
quelli pieni di oppio —
Senti che questi papaveri rossi
        con le anime nere nel vento
portano echi di oppio da altri luoghi,
da altri luoghi, dici tu —
*
Mohn, Mohn — blauer Schlafmohn —
Ricordi di semi neri — sabbia fine
                in bocca — Ricordi di semi neri
con burro e zucchero e farina —
*
...wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis...
Nella storia, la storia che leggo oggi,
          gli amanti  a me cari
vivono con i papaveri, papaveri rossi, innocui —
Ora si dicono l'un l'altro parole scure —
Parole che scriveranno per farle leggere a noi.
Sono gli amanti a chiamare scure le loro parole —
       io no — io cerco solo di ascoltare —
cerco solo di seguire la loro storia.
Parole oscure, dicono loro.
           Semplicemente scure, scure —
Parlano come se avessero visto i Misteri.
È l'oscurità stessa
                     di cui parlano —
Scivola come seta sulle loro membra —
                         L'oscurità stessa —
Li vedo semi addormentati, semi svegli —
Chi ha detto cosa? Parlano a bassa voce —
Non parole minacciose, non parole severe.
          Parole non spettrali, non stregate,
ma semplicemente scure, come di un colore scuro.
Perché? Perché? Mi chiedo.
È perché pensano che non ci sarà mai
         abbastanza luce per loro?
Ma le parole rispondono gridando che loro sono stregate.
Sono stregate e stregate — maledette dalla Storia,
              maledette dall'assassinio, come lo siamo tutti —
Intanto, gli amanti parlano
         come se vivessero in un sogno —
Come cercano di curare quelle parole,
cercano di renderle di nuovo sacre —
Intanto, gli amanti parlano
delle cose più importanti
senza esserne del tutto consapevoli —

Sujata Bhatt

Schlafmohn, Blaumohn: Allerleilustblume
    Den Mohn hab ich wieder gespürt, tief, ganz tief ...
              — Ingeborg Bachmann in a letter to Paul Celan
The doctor says , morphine will give you
                    the richest dreams —
Morphine will play with your memories,
it will turn your life upside down,
make your past more painful than it ever was —
The doctor says, don't go down that path.
But it's too late now.
There was a pill for infants
with a little bit of opium —
just a little bit, that he was given
for his sleep, for his digestion —
      all those years ago.
The doctor says it's too late now.
Morphine is what he needs,
and yet, it cannot help him any more.
He was a man in a song,
          a man from anywhere —
He is a man I know —
Perhaps your memories crave morphine.
Your mind, your brain cells
miss opium's deep purple shadows.
Perhaps morphine needs your brain cells
                  to fulfill its destiny.
Those secret loves of molecules —
who knows what happens?
Look at the ravaged fields — blood-soaked —
Can you truly say these red poppies heal?
These common, red, wild poppies?
Heal what — this earth, your heart?
Again, how the red poppies remind you
of the others, the white and purple —
the ones filled with opium —
You feel these red poppies
         with their black souls in the wind
bring echoes of opium from somewhere,
from somewhere, you say —
*
Mohn, Mohn — blauer Schlafmohn —
Memories of black seeds — fine sand
          in your mouth — Memories of black seeds
with butter and sugar and flour —
*
...wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis...
In the story, this story I'm reading today,
               the lovers I worship
live with poppies, red poppies, harmless ones —
Now they speak dark words to each other —
Words they will write down for us to read.
It is the lovers who call their words dark —
        Not me —     I merely try to listen —
I merely try to follow their story.
Obscure words, they speak.
         Simply dark, dark —
They speak as if they have seen the Mysteries.
It is darkness itself
         that they speak —
How it slides like silk across their limbs —
              Darkness itself —
I see them half-asleep, half-awake —
Who said what? They speak softly —
Not menacing words, not grave words.
            Not ghostly, not haunted words,
but purely dark, as in a dark colour.
Why? Why? I ask myself.
Is it because they think there will never
         be enough light for them?
But the words shout back that they are haunted.
They are haunted and hunted — cursed by history,
       cursed by murder, as we all are —
meanwhile, the lovers speak
         as if they lived in a dream —
How they try to heal those words,
try to make them sacred again —
Meanwhile, the lovers speak
of the most important things
without fully knowing that they do —
Il testo è qui riprodotto per gentile concessione dell’Autrice

I Lunedì di Plautilla: il duo di violini di Daniela La Sorsa e Barbara Veit

Qualche immagine (e due video) dall'incontro tenuto presso Plautilla lunedì scorso.
Le violiniste Daniela La Sorsa e Barbara Veit si sono cimentate in un repertorio che spaziava da Béla Bartòk a J. S. Bach.








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