mercoledì 17 gennaio 2018

MVL teatro: Primo, recital di Jacob Olesen al teatro Argentina

 
Dal 15 al 20 gennaio al Teatro Argentina Jacob Olesen veste i panni di Primo Levi in PRIMO, per far rivivere l’intensità e la leggerezza della parola e del pensiero di Se questo è un uomo, racconto della sua esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz. Un recital teatrale, che è soprattutto un viaggio alla scoperta della storia di un uomo e dei suoi compagni scomparsi, diretto da Giovanni Calò, che così commenta: «A volte si sopravvive per poter raccontare. Primo vuole dare voce alla sua testimonianza, perché non si può dimenticare, non si deve. La parola di Levi, insieme alla grande valenza letteraria del suo racconto, hanno favorito il nostro lavoro e mostrato la strada da seguire. I suoi dialoghi hanno già una forza teatrale e la descrizione che fa degli uomini aiuta il lavoro dell’attore». Sottratto alla vita per essere condotto nel luogo della morte, Primo Levi e la sua testimonianza sono rappresentati con stupore razionale, semplicità e con leggerezza, per guidare lo spettatore verso «una sentenza senza gridargliela nelle orecchie, senza dargliela già fabbricata». Sul palcoscenico rivivono le atrocità ma soprattutto i momenti e gli episodi di vita quotidiana, di distensione, di sogno, per conservare la carica umana dei personaggi, anche se annientati dalla violenza e consumati dal conflitto permanente al quale cercavano di sopravvivere.

Teatro Argentina, Roma
15-18 gennaio , ore 21.00
16-17-19-20 gennaio, ore 10.30
Sconti per i soci di MVL

Primo 
regia Giovanni Calò
con  Jacob Olesen
Musiche  Massimo Fedeli
Scene  Antonio Belardi
Disegno luci Luca Febbraro
Produzione Enrico Carretta

mercoledì 10 gennaio 2018

RASSEGNA DI POESIA AL CIRCOLO DELLE QUINTE: La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018


Sabato 13 alle 18,  al Circolo delle Quinte, si terrà il primo di tre incontri a cadenza mensile della rassegna La poesia è un'intelligenza, Editi/Inediti 2018 con Nanni Balestrini e Guido Mazzoni.

Il titolo di questa rassegna, La poesia è un'intelligenza, è preso dagli Écrits poétiques di Christophe Tarkos. È probabile che alla frase Tarkos attribuisse una valenza ironica, di quella ironia però che, proprio perché tale, non si esime dal dubitare di se stessa. Da questo dubbio sottinteso e dalle domande che ne derivano – cosa è oggi la poesia? qual è il suo ruolo? a chi parla? – è nata l'idea di un breve ciclo di incontri, nei quali autori diversi per età, postura e stile, e insieme affini nella tensione verso la ricerca, si confrontano. La lettura incrociata di testi editi e inediti è la base per una conversazione su alcuni nodi cruciali della poesia contemporanea: scrittura e sonorità, diffusione e valenza, cesura con il passato, rapporto con altri ambiti linguistici, sconfinamenti di genere.

Incontri successivi:
Sabato 17 febbraio, ore 18
Lidia Riviello e Sara Ventroni
Domenica 18 marzo, ore 18
Carlo Bordini e Marco Giovenale

Al Circolo delle Quinte, viale XXX aprile 4, Roma
Ingresso libero
Posti limitati, prenotazione obbligatoria a laura.urbani25@gmail.com

venerdì 5 gennaio 2018

INVITO ALLA LETTURA: "La trilogia della pianura" di Kent Haruf


Maria Vayola

La Trilogia della pianura, (Il canto della pianura, Crepuscolo, Benedizione), è stata pubblicata, con la traduzione di Fabio Cremonesi, dalla interessante e ben curata piccola casa editrice NN, che in realtà ha fatto uscire prima l'ultimo dei tre e poi gli altri due, qui le motivazioni, singolari e accattivanti, della loro scelta. Il problema, ora che sono presenti tutti e tre i libri, direi che è superato a monte, comunque anche se i libri si possono leggere disgiuntamente uno dall'altro senza perdere compiutezza, io ne consiglierei, in ogni caso, la lettura in ordine cronologico.

Il legante principale tra i tre romanzi è sicuramente la cittadina di Holt in Colorado, luogo immaginario ma credibilmente ispirato a Pueblo, città natale di Haruf; alcuni personaggi del primo libro ritornano nel secondo, ma ciò che unisce le tre narrazioni sono il territorio -  la polvere che si poggia piano sulle persone e le cose, sugli steli d'erba, la cappa di stelle nella notte, la luce che cambia la percezione visiva del paesaggio, il vento che fa ondeggiare la pianura e la fa cantare - e lo scandire pacato, ma intenso, semplice, ma profondo, che Haruf fa della vita e delle vite che abitano il posto.

 Leggendo la Trilogia si entra in una porzione della vita di provincia americana che forse non è stata, in particolar modo, oggetto di narrazione; molti i romanzi che ho letto in cui i protagonisti erano per lo più ai margini della socialità americana: vite estreme che si muovono tra violenze esasperate, ottusità mentali aberranti, razzismi feroci, profonda disperazione del vivere.