giovedì 16 luglio 2015

La Nuvola di Fuksas costa più del Colosseo (fra l'altro)

Gaspar Van Wittel, Il Colosseo
Alceste

Un delizioso librino: Voyage en Italie. Lo potete leggere (in francese, ahimé) presso il sito gallica.fr

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k256994

oppure scaricarlo qui:

http://www.mediafire.com/download/6qysapsd1p3vano/Barthelemy.pdf

Ne è autore Jean-Jacques Barthélemy, filosofo, teologo, archeologo e numismatico; Barthélemy scese in Italia, fra il 1755 e il 1758, per studiare, dell'Italia, la passata grandezza.
A Roma incontrò un altro bel tipo, François Jacquier, matematico, fisico, studioso delle lingue antiche.
Qui di seguito le credenziali di Jacquier (tratte dal sito mathematica.sns.it); importanti, come vedremo:

"... Dopo aver preso i voti si trasferì in Italia per terminare gli studi, a Roma, nel convento di Trinità dei Monti. Manifestò una precoce inclinazione per le lingue, imparando l’ebraico, il greco e il latino, e una altrettanto marcata propensione per la matematica. Intorno al 1732 il cardinale Alberoni lo incaricò di esaminare lo stato dei lavori idraulici iniziati da Manfredi per prevenire le inondazioni in Romagna, mentre l’anno successivo fu nominato docente di Sacre Scritture presso il collegio di Propaganda de Fide.

P. François Jacquier
Nel 1739 uscirono a Ginevra Les principes mathématiques de la philosophie naturelle e contestualmente Jacquier diede avvio, in collaborazione con il padre Thomas Le Seur, alla pubblicazione dei Philosophiae naturalis principia mathematica di Isaac Newton, che videro la luce nei tre anni successivi, distribuiti su quattro volumi ... Nel 1745 fece ritorno a Roma dove divenne professore di matematica e astronomia al collegio della Sapienza. A tale incarico seguì, a breve distanza, la chiamata del Re di Sardegna a Torino come docente di fisica presso l’Università. Non passò un anno e Jacquier fu nuovamente richiamato a Roma da papa Benedetto XIV che gli affidò la cattedra di fisica sperimentale al Collegio Romano, nel novembre 1746 ... Ancora nel 1763 si occupò della regolazione delle acque nell’aree di Bologna, Ferrara e della Romagna. Divenne poi, nel 1764, tutore dell’educazione scientifica (a Condillac spettava quella letteraria) del figlio del duca di Parma Ferdinando. A seguito della soppressione dell’ordine dei Gesuiti nel 1773, Jacquier fu richiamato ancora una volta a Roma, per assumere l’incarico di professore di matematica presso il Collegio Romano, dove rimase fino all’anno della sua morte, nel 1788, essendosi guadagnato nel corso della vita il riconoscimento delle maggiori accademie europee ...".

Non so di cosa discorressero l'abate Barthélemy, gesuita, e padre Jacquier, francescano; di certo alcune dotte conversazioni vertevano sulla natura dell'Anfiteatro Flavio, detto volgarmente Colosseo. 

A. Jean-Jacques Barthélemy
Nel libro anzidetto (pubblicato postumo, nel 1801), appare, infatti, una lettera del Jacquier diretta a Barthélemy (pag. 391: "Monsieur et cher compagnon de voyage ...") che parla proprio del Colosseo. Il buon padre, in poche e stringate pagine (di cui Barthélemy era, peraltro, istigatore: "pour mieux exécuter vos ordres"), calcola, in modo assolutamente scientifico, il costo di realizzazione del muro esterno del monumento romano.
Alla fine dei calcoli egli arriva a questa conclusione: per la realizzazione della cinta esterna (integrale) è occorsa una somma equivalente a 3.218.065 scudi romani (del 1756).
Lo scudo romano, ai tempi di Benedetto XIV, era una moneta d'argento del peso di 26,9 grammi (nei calcoli che seguono, per comodità, considereremo tale argento come puro).
Da ciò si possono trarre due semplici operazioni:
a. 3,218.065 scudi romani x grammi 26,9 = 86.565.948,5 grammi d'argento (novantamila chili circa).
b. 86.565.948.5 x 0.45 euro (quotazione attuale argento) = euri 38.954.676,825
per cui:
I. il muro esterno del Colosseo è costato al vecchio Tito Flavio Vespasiano quasi 40 milioni di euro (a tenerci larghi).
II. l'intero Colosseo, invece, gloria di Roma e del mondo intero, una meraviglia unica che fece esclamare a Beda il Venerabile:

Finché sarà il Colosseo, sarà Roma
Quando il Colosseo cadrà, sarà Roma a cadere
E quando Roma cadrà, cadrà il mondo

è costato, approssimativamente (una mia volgare deduzione, lo ammetto), 120 milioni di euro (il triplo della somma calcolata dal buon Jacquier; ci teniamo larghi, come detto; molto larghi).


E ora veniamo alle note dolenti.
Il catorcio ordito da Fuksas all'EUR, la cosiddetta 'Nuvola di Fuksas', che, nelle intenzioni psichedeliche del mandante, dovrebbe assolvere al ruolo di centro congressi, fu aggiudicato, nel 2008, a un costo iniziale di circa 270 milioni; a tutt'oggi, questa palla di neve (come tutte le mirabolanti palle di neve di Walter Veltroni), a forza di ruzzolare lungo i crinali dell'inettitudine e dello spreco, si è ingrossata a una massa di più di 400 milioni di euri.
A tutt'oggi.
Ma perché porre dei limiti? A mio modesto avviso si potrà sfondare agilmente tetti immaginifici: 500, 600, 800; se verranno accesi gli special della follia, nel rocambolesco frullare delle palline da flipper dell'incompetenza dolosa, non rimarrà certo inviolato l'Hymalaya del miliardo di euri: tondo tondo.
Se Vespasiano trovò i soldi durante la campagna di guerra in Palestina, Veltroni, Fuksas e compagnia li trovano nelle quotidiana campagna contro i risparmi degli Italiani. E, si sa, IMU IVA e IRPEF sono praterie ben più vaste e succose della Palestina del I secolo.
Cosa concludere?
Questo.
1. Il Colosseo è in piedi da 2000 anni e sembra volerci rimanere. La Nuvola, a naso, vanta una obsolescenza pari a quella d'uno sbattitore elettrico.
2. Amo leggere questi libri sconosciuti. In esso trovo dei giganti (Barthélemy, Jacquier); uomini davvero d'un altra razza. Una razza forte. Citazioni in greco, latino; francese, italiano. Architettura, archeologia, numismatica, filologia, epigrafia, diplomazia, matematica. E passione autentica per la tradizione. Una visione retta, solare, apollinea. Di fronte a tali epifanie ci si sente al contempo sperduti e pieni d'amore reverente, così come Nicolò Machiavelli, intento a leggere, a notte fonda, i propri classici: "Entro nelle antique corti delli antiqui huomini".
3. La generosità del Colosseo! Quanti edifici e mirabilia romane sono state edificate grazie ai suoi materiali! Le membra mutilate andavano subito a ricomporsi in altri corpi architettonici, in altri torsi sublimi. E la Nuvola, invece? Al massimo servirà qualche rottamatore locale.
4. Bei tempi quelli in cui ogni cosa aveva un suo corrispettivo in oro e lavoro ... ora il denaro sembra generato solo da altro denaro ... in un ciclo sterile. Non mette sorpresa che, con tale pervertita Bengodi finanziaria, ci si sia limitati a erigere solo orrori.
5. Non si potrebbe riconvertire la Nuvola in Colosseo per amministratori falliti e ladri?
6. Jacquier forse si sbaglia, forse no. Un suo eventuale errore, tuttavia, non abbellirà di un micolo il rospo dell'EUR.
7. Spreco cancella spreco? I famigerati F35 serviranno almeno a spianare tale infamia?

1 commento:

  1. per chi fosse interessato, lascio un link ad una galleria di foto dei lavori interni alla nuvola scattate da una ditta che ci ha lavorato:
    http://www.tsaponteggi.it/realizzazioni/nuovo-centro-congressi-nuvola-di-fuksas

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