lunedì 22 giugno 2015

Eleanor Wilner, Meditazione su alcuni versi del sonetto 73 di Shakespeare



Meditazione su alcuni versi del sonetto 73 di Shakespeare

Quando foglie gialle, poche o nessuna, resistono
come sono preziose le poche foglie rimaste
se precedute dall’assenza di tutte le altre.

Chiaro, come il meno rende caro, e come i giambi
cadono come foglie, separati, come le virgole battono
il tempo, e incardinano il ritmo dei suoni.

Ma più di tutto, amo questo verso perché
sento col cuore quando quel “resistono”
risuona a fine verso, la nota più profonda,

tempo passato, puro  rintocco lirico: nudi cori in
rovina dove dolci cantavano un tempo gli uccelli. E allora
penso a Wordsworth (che non amo),

ai suoi “Versi”  sull’abbazia in rovina aperta
al cielo, i cui monaci un tempo facevano risuonare
quei cori , piccoli uccelli di Dio, perduti se non

per il dolce verso del bardo- un incanto che,
come un argine, si oppone alla marea
montante del tempo reale: là, dove curva il fiume,

e sulle sue rive, la città di Hay-on-Wye,
casa dopo casa, stanza dopo stanza di vecchi
libri imputriditi, perfino i fienili ricolmi,

libri che sanno di muffa e degrado, di cuoio 
marcito nell’umido. E là trovai un libro
che ti mandai (amavi Wordsworth con vero

abbandono), tu, così intransigente–
un libro in cui un tipo strambo si era messo
a criticare i canti degli uccelli: per ognuno

aveva steso un rigo di note, poi, come
fosse un critico musicale in una sala da concerto,
ci spiegava esattamente il valore
dei canti,  e alcuni li lodava, ma i più
li liquidava, descrivendone con sicumera,  
le pecche. Così, fu a te, critica spietata

delle melodie fallite della mediocrità,
al vaglio del tuo orecchio assoluto–
che mandai quel libretto come una sorta di tacito

gioco tra noi che avresti capito. Tu, che ti muovi
ora solo nella memoria, e in quelle
tue poesie, dove dolci cantavano un tempo gli uccelli

Meditation on Lines from Shakespeare Sonnet 73
     
               For Julia Randall, 1923-2005

When yellow leaves, or none, or few, do hang...
How precious are the few remaining leaves
when prefaced by the absence of them all.

Clear, how less makes dear, and how the iambs
fall like leaves, discrete, how commas keep
the beat, like hinges swing the sounds.

But most of all, I love this line because
I hear by heart, when that "do hang"
rings at line's end, the deeper sound,

past tense, pure lyric knell: bare ruined choirs
where late the sweet birds sang. And then
I think of Wordsworth (whom I do not love),

his "Lines" above the ruined abbey open
to the sky, whose monks once made those
choirs sing, the little birds of God, gone but for

the bard's sweet line –a loveliness that,
like levee, stands against the rising
tide of real time: there, where the river bends,

and, on its banks, the town of Hay-on-Wye,
house after house, room after room of old
and musty books, even the barns piled high,

books smelling of mildew and decay, of leather
rotting in the damp. And there I found a book
I sent to you (who loved Wordsworth with

a true abandonment), uncompromising you–
a book in which some addled man had thought
to act as critic of the songs of birds: for each,

he set a little line of notes, and then, as if
he were a music critic at a concert hall,
he let us know exactly what the songs were

worth, and some he praised, but most of them
dismissed, and told, in no uncertain terms,
their flaws. So, it was to you, fierce critic

of the failed melodies of mediocrity,
winnower with your own pitch perfect ear–
I sent that little book as a kind of inside

joke you'd understand. You, who move
now in memory alone, and in those poems
of yours, where late the sweet birds sang.


* * * * * 

William Shakespeare, Sonetto 73

Contempla in me quell’epoca dell’anno
Quando foglie ingiallite, poche o nessuna, pendono
Da quei rami tremanti contro il freddo,
nudi cori in rovina, ove dolci cantarono gli uccelli.

Tu vedi in me il crepuscolo di un giorno,
Quale dopo il tramonto svanisce all’occidente,
Subito avvolto dalla notte nera,
gemella della morte, che tutto sigilla nel riposo.

Tu vedi in me il languire di quel fuoco,
che aleggia sulle ceneri della propria giovinezza,
come sul letto di morte su cui dovrà spirare,
Consunto da ciò che già fu suo alimento.

Questo tu vedi, che fa il tuo amore più forte,
a degnamente amare chi presto ti verrà meno.

(Traduzione di Alberto Rossi e Giorgio Melchiori)

That time of year thou mayst in me behold
when yellow leaves, or none, or few, do hang
upon those boughs which shake against the cold,
bare ruined choirs, where late the sweet birds sang.

In me thou see’st the twilight of such day
as after sunset fadeth in the west;
which by and by black night doth take away,
Death’s second self, that seals up all in rest.

In me thou see’st the glowing of such fire,
that on the ashes of his youth doth lie,
ts the deathbed whereon it must expire,
consumed with that which it was nourished by.

This thou perceiv'st, which makes thy love more strong,
to love that well which thou must leave ere long.

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