giovedì 2 aprile 2015

Maya Angelou, E io mi solleverò ancora ...

Maya Angelou (Marguerite Ann Johnson, 1928-2014), ricordata con un elogio funebre anche da Barack Obama, è una poetessa africana nata nel territorio del Missouri, Stati Uniti.
La poesia in originale è: Still I rise; piuttosto difficile tradurre con fedeltà il termine 'rise': nel verbo convivono il levarsi (quale affrancazione da anni di schiavitù e servaggio morale e intellettuale), il sollevarsi (come ribellione) e il risorgere (come popolo antico dalle proprie radici).
Angelou è consapevole di appartenere al vasto oceano dei neri d'America: come un San Cristoforo si fa, quindi, portatrice del dolore e della tradizione perduta per approdare finalmente all'altra riva: quella limpida e meravigliosa della libertà.
La poesia, tuttavia, è oltremodo interessante poiché non si limita al lamento contro i padroni che mentono e deformano la storia degli africani. No: essa mette in rilievo, con divertente sincerità, anche il divario spicciamente comportamentale fra le due razze: un certo modo di vivere e imporsi che i bianchi interpretano come strafottenza, neghittosità e leggerezza ("cammino come avessi pozzi di petrolio/che pompano nel mio soggiorno" oppure "me la rido come avessi miniere d'oro/scavate dietro al mio giardino") in opposizione alla responsabilità e al dovere calvinista; per tacere dello scandalo della sensualità ("[ballo] come se avessi diamanti/proprio lì, nel mezzo delle cosce") - lo scandalo assoluto, assieme alla musica del diavolo (jazz e blues), della fisicità negra.
Di Maya Angelou è stato tradotto poco (qualcosa fra 1994 e 1999): è, perciò, di fatto, sconosciuta in Italia.
Sarebbe il caso di rimediare.

Tu puoi sminuire la mia storia
con le tue sgradevoli, contorte bugie;
puoi spingermi giù nella feccia
ma io come la polvere, ancora, mi solleverò

La mia insolenza ti sconvolge?
E perché ti assale la malinconia?
Perché cammino come avessi pozzi di petrolio
che pompano nel mio soggiorno.

Proprio come le lune e come i soli,
con la certezza delle maree,
proprio come le speranze che alte balzano,
di nuovo io mi solleverò

Volevi vedermi in rovina?
La testa e gli occhi abbassati?
Con le spalle giù come lacrime,
indebolita dai pianti e dal dolore?

La mia superbia ti offende?
Su, non prendertela a male
se me la rido come avessi miniere d’oro
scavate dietro al mio giardino.

Sparami con le tue parole,
tagliami con gli occhi,
ammazzami col tuo odio
ma, di nuovo, come l'aria, mi solleverò.
La mia sensualità ti disturba?
Ti sorprende davvero
che balli come se avessi diamanti
proprio lì, nel mezzo delle cosce?

Dalle baracche, dalla vergogna della storia
io mi sollevo
da un passato radicato nel dolore
io mi sollevo
sono un oceano, vasto, impetuoso,
che monta e s’ingrossa, la corrente sostengo
e dietro mi lascio notti di terrore e di paura
io mi sollevo
verso un nuovo giorno limpido e meraviglioso
io mi sollevo
e i doni reco che gli antenati mi diedero
sono il sogno e la speranza dello schiavo.
Io mi sollevo
mi sollevo
ancora
e ancora


3 commenti:

  1. l'introvabile Maya! grazie per il post e per il sonoro, seducente e graffiante

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    1. Introvabile, ma noi facciamo tutto in casa, introduzione traduzione e commento.

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    2. Gran bella casa la tua ;-)

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